Dalla XXXVI Indagine "Giovani e Occupazione", condotta da GIDP – Gruppo Italiano Direttori del Personale, di cui la nostra Socia Marina Verderajme è Presidente, emerge un cambiamento profondo nelle dinamiche di incontro tra il mondo delle aziende e le nuove generazioni. Il tradizionale modello fondato sulla ricerca di candidati immediatamente operativi sta cedendo il passo a un paradigma orientato alla valorizzazione del potenziale e alla costruzione progressiva delle competenze. Sebbene il 72% delle imprese continui a riscontrare difficoltà nel reperimento dei profili desiderati – in particolare nelle aree STEM e tecnico-specialistiche –, si osserva un'evoluzione nella risposta organizzativa. Nel 60% dei casi le aziende preferiscono ridefinire i requisiti di partenza per investire direttamente nella formazione interna dei neoassunti, per i quali occorrono mediamente 10 mesi prima di raggiungere la piena autonomia operativa.
Questa tendenza si collega al progressivo ridimensionamento del titolo accademico come indicatore esaustivo delle competenze reali. I Direttori HR attribuiscono un punteggio medio di appena 3 su 5 all'efficacia rappresentativa del titolo di studio, evidenziando il persistere di un divario tra i percorsi formativi tradizionali e le tecnologie impiegate nei contesti aziendali.
Parallelamente si registra una ridefinizione delle priorità da parte dei giovani under 30. Accanto alla flessibilità e all'equilibrio tra vita privata e lavorativa, i fattori principali nella valutazione di un'offerta di lavoro sono diventati la formazione, i percorsi di crescita e l'assunzione di responsabilità, che superano la sola leva retributiva.
Dal punto di vista economico, la retribuzione annua lorda di ingresso si attesta su una media di 28.500 euro, con una progressione stimata del 29% nell'arco del primo triennio. Nonostante la disponibilità del 65% dei responsabili HR a riconoscere compensi iniziali più elevati per attrarre i profili migliori, i vincoli di budget aziendali impongono di fare leva sulla qualità complessiva dell'ambiente di lavoro e sulle prospettive di sviluppo.
Sul piano contrattuale si rileva un significativo incremento dell'apprendistato come modalità prevalente di ingresso (dal 28% al 42%), a fronte di un ridimensionamento del tempo determinato (dal 35% al 23%). Infine, la progressiva adozione dell'Intelligenza Artificiale sposta l'attenzione dalle competenze nozionistiche a quelle trasversali, valorizzando la flessibilità cognitiva, il problem solving e la capacità di apprendimento continuo.
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