(Riportiamo di seguito i principali risultati di un’interessante ricerca di recente pubblicata dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La ricerca è disponibile integralmente all’indirizzo https://boa.unimib.it/retrieve/56eeb435-9e7e-4f2a-aff0-794aaad6254f/Mascheroni-2026-L%E2%80%99IA%20Generativa%20fra%20bambini%20e%20adolescenti%20italiani-VoR.pdf )
L'integrazione dell'intelligenza artificiale generativa nella vita quotidiana dei minori italiani appare oggi come un fenomeno di massa quasi totale, che coinvolge l'89% della popolazione tra i 9 e i 16 anni. Questo dato, caratterizzato da un'uniformità sorprendente rispetto al genere e allo status socioeconomico, rivela tuttavia una progressione costante legata alla maturità anagrafica, raggiungendo la quasi totalità dei
ragazzi nella fascia d'età adolescenziale. Il motore principale di questa adozione è di natura strumentale: i giovani vedono nell'IA un alleato fondamentale per l'apprendimento, utilizzandola per sintetizzare testi complessi e, soprattutto, per ottimizzare i tempi dello studio. Questo cambiamento di paradigma sta trasformando le chatbot nel nuovo punto di riferimento per le ricerche online, sostituendo in molti casi i
motori di ricerca tradizionali grazie alla capacità della tecnologia di semplificare compiti altrimenti onerosi.
Oltre all'ambito scolastico, l'Italia si distingue nel panorama europeo per un utilizzo più marcato dell'IA come supporto pratico nella vita di tutti i giorni, dalla richiesta di consigli sugli acquisti fino a consultazioni su temi estremamente delicati come la salute fisica e il benessere psicologico. Nonostante questa confidenza tecnologica, emerge un'interessante dicotomia tra l'uso e la fiducia: gli adolescenti italiani, pur interrogando frequentemente i software, mantengono un solido scetticismo critico, dichiarando di preferire ancora il parere degli esperti umani, come i medici, rispetto alle risposte algoritmiche. Sul fronte della creatività e della sperimentazione, si osservano invece divergenze di genere significative: se da un lato i ragazzi tendono a testare con più curiosità i limiti tecnici dei sistemi, le ragazze li utilizzano maggiormente come fonte di ispirazione creativa, sebbene mostrino in media livelli di fiducia più bassi verso l'accuratezza delle risposte ricevute.
Parallelamente all'entusiasmo per le potenzialità dello strumento, il contesto italiano è attraversato da resistenze e preoccupazioni etiche molto più profonde rispetto ad altre nazioni europee. Chi sceglie di non utilizzare l'IA lo fa spesso per mancanza di interesse, ma anche per una spiccata sensibilità verso la privacy e per il timore che tale tecnologia possa rappresentare una forma di scorrettezza, quasi una sorta di "imbroglio"; che sottrae valore al lavoro umano. Questa consapevolezza critica si riflette nella paura diffusa che l'automazione possa condurre a un progressivo impoverimento delle competenze cognitive, rendendo le nuove generazioni più pigre e meno capaci di padroneggiare abilità fondamentali come la scrittura o il pensiero critico.
In sintesi, i minori in Italia percepiscono l'intelligenza artificiale come una risorsa potente ma ambivalente, carica di rischi che vanno dalla manipolazione tramite deepfake alla produzione di informazioni inaccurate. Per gestire questa transizione, i giovani non chiedono solo una maggiore protezione tecnica o regolamentazioni governative più stringenti, ma invocano un impegno corale che parta dalle aziende produttrici per arrivare alla scuola e alla famiglia. La richiesta è quella di non essere lasciati soli di fronte alla tecnologia, auspicando un percorso educativo che promuova un uso responsabile e consapevole, capace di sfruttare i vantaggi dell'IA senza sacrificare lo sviluppo intellettuale e l'integrità personale.
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